diritti e sociale 

“Disarmare le fabbriche della paura”, Arci chiama Genova al confronto: «Smontare il fossato tra cittadini e migranti»

Giovedì 12 febbraio alle 17.30 al Circolo U.S. San Bernardo incontro pubblico di ARCI Genova e ARCI Solidarietà contro il “modello ICE” e la criminalizzazione della solidarietà. Al tavolo Filippo Miraglia, Cristina Lodi, Fabio Allegretti e Andrea Torre per discutere di pacchetto sicurezza, accoglienza e welfare locale

Giovedì 12 febbraio, alle 17.30, il Circolo U.S. San Bernardo di via delle Grazie ospiterà un incontro pubblico con cui ARCI Genova e ARCI Solidarietà intendono portare nel cuore del dibattito cittadino il tema delle politiche migratorie e delle ricadute sociali che, secondo gli organizzatori, stanno producendo le nuove norme e il clima politico degli ultimi mesi. Il titolo scelto, “Disarmare le fabbriche della paura”, è già una dichiarazione d’intenti: l’obiettivo è contestare una narrazione che, a loro avviso, trasforma la solidarietà in un problema di ordine pubblico e finisce per colpire non solo chi migra ma anche chi, sul territorio, lavora ogni giorno per garantire diritti e dignità.

Nel mirino dell’iniziativa c’è il cosiddetto “modello ICE”, descritto come un approccio fondato su detenzione amministrativa e controlli serrati, e più in generale la “criminalizzazione della solidarietà”, indicata come uno dei tratti distintivi della fase attuale. Al centro del confronto ci sarà la nuova legislazione nazionale e la necessità, secondo ARCI, di ripensare il welfare locale alla luce di bisogni crescenti e di un contesto che cambia rapidamente, con un’attenzione particolare alle conseguenze del pacchetto sicurezza e alle riforme legislative in discussione nel 2026. L’idea, spiegano gli organizzatori, è che alcune misure rischino di costruire un sistema di “diritto speciale” che riguarda solo gli stranieri, con un impatto diretto sulla convivenza civile e sull’equilibrio tra sicurezza, diritti e inclusione.

C’è poi la dimensione genovese, che per ARCI rende il tema ancora più concreto: la gestione dei minori stranieri non accompagnati, la saturazione dei centri di accoglienza e un welfare cittadino chiamato a supplire a una strategia nazionale giudicata oscillante tra emergenza e pulsioni repressive. In questo quadro, l’incontro vuole essere anche un momento di analisi su come la città possa attrezzarsi per non inseguire solo l’urgenza, ma costruire risposte stabili e sostenibili, capaci di tenere insieme tutela delle persone e coesione sociale.

Al tavolo degli interventi sono annunciati Filippo Miraglia, responsabile nazionale immigrazione ARCI, Cristina Lodi, assessora al Welfare del Comune di Genova, Fabio Allegretti per CGIL Genova e Andrea Torre del Centro Studi MEDI. La bussola politica dell’iniziativa è riassunta in una frase che ARCI mette al centro del proprio appello: «Disarmare le fabbriche della paura significa smontare il fossato ideologico, creato ad arte, tra “cittadini” e “migranti”». E, nella lettura proposta, il punto non riguarda solo chi arriva, ma l’intero tessuto sociale: la paura come strumento di consenso, la competizione “al ribasso” tra ultimi e l’erosione di diritti che finisce per travolgere tutti. Per questo, sottolineano gli organizzatori, l’alternativa passa da un nuovo modello di accoglienza che rimetta al centro la persona e i diritti essenziali, a partire da lavoro, casa e formazione, sottraendo la materia migratoria alla propaganda e riportandola dentro una cornice di responsabilità pubblica e politiche sociali.


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